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L’idea di un progetto – che abbiamo voluto chiamare “Verso il lavoro” – è al tempo stesso il risultato e l’evoluzione del gruppo di lavoro AIlmar che era stato fortemente voluto dalla responsabile regionale del Lazio, Maria Duma, per rispondere alla richiesta di alcune famiglie di un sostegno da parte di AIDEL22 nella difficile fase della ricerca di un lavoro per i propri ragazzi.

Il gruppo di lavoro AIlmar si è costituito e si è mosso su base regionale ma sin da subito ha registrato l’interesse di alcuni iscritti anche al di fuori della regione: prima testimonianza di un’esigenza molto diffusa (sempre più diffusa, per motivi anagrafici) all’interno della nostra associazione.

“Verso il lavoro” nasce quindi dalla presa di coscienza, maturata grazie alla stessa attività di AIlmar, della grande complessità del tema del lavoro dei giovani affetti da delezione e quindi della necessità di un impegno più strutturato e continuativo, condiviso da tutti i soci: se vogliamo ottenere risultati concreti, cioè inserire nel mondo del lavoro un certo numero di ragazzi con delezione che oggi stanno a casa o lavorano in nero, l’impegno richiesto ad un’associazione come la nostra deve essere molto alto. Ed è proprio questo il risultato concreto che “Verso il lavoro” vuole raggiungere.

I nostri ragazzi li conosciamo bene: molti di loro avrebbero le potenzialità per diventare lavoratori affidabili e per farsi apprezzare in differenti ambiti lavorativi. Il carattere amabile, la loro lealtà, il senso dell’amicizia e la disponibilità verso gli altri, possono evolversi facilmente in affidabilità a prova di bomba, in ruolo positivo su tutto il versante relazionale (così importante in ogni luogo di lavoro).
Il grandissimo desiderio di dimostrare quanto valgono insieme alla presenza di vera e pura intelligenza, di senso dello humor, di ironia e autoironia possono diventare fattori di accelerazione di ogni processo di apprendimento di mansioni e di routine. La profondità della loro esperienza di vita e i valori affettivi di cui sono portatori possono, addirittura, diventare fattori di vera e propria leadership.

I nostri ragazzi hanno tutte queste qualità ma, insieme a queste, hanno anche molte fragilità che non consentono che tutti i risultati possibili arrivino da soli ed automaticamente.
E qui veniamo al “punto dolente”, o meglio ai due “punti dolenti”:

  • gli strumenti (normativi, amministrativi e organizzativi) che la nostra società mette a disposizione dei giovani disabili per colmare questo gap ed entrare in un’attività lavorativa sono insufficienti, mentre quelli che ci sono funzionano male;
  • il momento storico che attraversiamo (come società e come economia produttiva italiane) non è dei migliori: quando usciremo dal COVID ci sarà una disoccupazione gravissima.

Queste difficoltà rendono ancora più urgente e opportuno un impegno di AIDEL22 su questo versante.

Ma, in concreto, cosa vogliamo realizzare con il progetto “Verso il lavoro”?

  1. effettuare un censimento e una profilatura (con criteri scientifici e orientati alla concreta occupabilità) di tutti i ragazzi con del 22 in età lavorativa che non hanno un lavoro o cercano un miglior lavoro;
  2. creare un meccanismo per la selezione di informazioni e la successiva informazione mirata (alle singole famiglie) sulle opportunità di formazione per il lavoro o di inserimento lavorativo nei territori di residenza dei ragazzi (sportello);
  3. creare una rete di partenariati con cooperative, esperti, agenzie per il lavoro, finalizzate all’inserimento lavorativo dei nostri ragazzi.

Sono questi i tre filoni prioritari e imprescindibili di attività a cui daremo vita nei prossimi mesi perché sappiamo che per molte famiglie c’è un’esigenza pressante e urgente di formazione mirata e di inserimento. Non si tratta (solo) della necessità di un reddito in più. Sappiamo che sono in ballo questioni molto più importanti: l’autostima, la lotta quotidiana contro la depressione sempre in agguato, i rischi di regressione psicologica e – conseguentemente – anche di peggioramento della condizione generale di salute.

Poi esistono anche altri filoni aggiuntivi, che sono meno impellenti ma altrettanto importanti e che il progetto “Verso il lavoro” non trascurerà:

  1. seguire i singoli giovani anche dopo l’inserimento: purtroppo, fra i tanti dati statistici di segno negativo che caratterizzano la situazione italiana dell’inclusione lavorativa dei disabili vi è anche quello della instabilità nel posto di lavoro (soprattutto nelle imprese private). Occorre prevenire questi rischi attraverso iniziative di accompagnamento, di formazione, di sostegno e tutela, ecc.;
  2. attivare la ricca rete scientifica di AIDEL22 (medici, psicologi) estendendola a nuove figure (sociologi, esperti del mercato del lavoro, esperti delle norme sul diritto al lavoro, figure apicali della Pubblica Amministrazione) e stimolarla ad abbracciare lo specifico campo di indagine scientifico della persona deleta di fronte alle sfide del lavoro e della piena autosufficienza;
  3. operare sempre di più (ovviamente insieme ad altre associazioni) come lobby per l’inserimento lavorativo, formulando proposte (normative, organizzative, finanziarie) per migliorare un sistema che funziona poco e male e indirizzando queste proposte alle istituzioni che detengono (a vari livelli) il potere decisionale.

Insomma, “Verso il lavoro” deve – prima di tutto – elevare il numero dei ragazzi AIDEL22 che si inseriscono in un lavoro adeguato e soddisfacente, che li aiuti a diventare (sempre più) persone indipendenti e contente della loro vita.
Ma, contemporaneamente, “Verso il lavoro” deve diventare la voce nel complesso mondo del lavoro di questo (piccolo numericamente ma importantissimo) pezzo di società: le persone affette da delezione del22. Una voce che riesca, sempre di più, a farsi sentire, a rappresentare compiutamente le proprie esigenze ma soprattutto le proprie potenzialità.

Tutte le famiglie in cui c’è una persona con la Del 22 che cerca lavoro o un miglior lavoro o formazione per il lavoro possono contattarci per l’inserimento nel nostro censimento (con relativo bilancio delle competenze).

Ma anche chi fosse competente nei settori indicati, o anche semplicemente interessato a dare una mano allo sviluppo di un progetto appassionante, perché riguarda il futuro di tante giovani e giovanissime persone affette dalla sindrome, può contattarci. Saremmo contentissimi di essere in tanti a condividere questo impegno.

Enrico Seta
Capo-progetto

 

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