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Una settimana insieme per condividere serenità, approfondire problemi, cercare insieme soluzioni

Il team degli organizzatori era composto dal Consigliere Fausto Merlo, Capo progetto, coadiuvato dagli psicologi Valeria Carriero e Vito Lamontanara e per le attività di “Laboratorio teatrale” dalla nostra bravissima Socia Valeria Ferrario, attrice professionista.

I giovani partecipanti sono stati 15 (6 femmine e 9 maschi) provenienti da diverse regioni: 1 Abruzzo, 1 Calabria, 2 Campania, 5 Lazio, 1 Liguria, 1 Lombardia, 2 Puglia, 2 Toscana, 1 Veneto)

Il racconto degli psicologi

“L’estate sta finendo, un anno se ne va, sto diventando grande, lo sai che non mi va”.
Così recita una famosa canzone degli anni ‘80, ricca di malinconia per una stagione che rappresenta svago, divertimento, esplorazione, spazi aperti, amicizia e curiosità. Questi sono stati solo alcuni degli elementi costitutivi della Vacanza Del 22, svoltasi dal 6 al 13 luglio nella storica cittadina di Nocera Umbra.

Un gruppo di giovani adulti, facenti parte dell’Associazione, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, ha condiviso una settimana intensa, dove si sono potuti godere momenti di relax, di conoscenza del luogo e della sua storia, di approfondimento e conoscenza di sé attraverso uno stimolante laboratorio teatrale e di un confronto costante con gli altri.

L’estrema eterogeneità dei partecipanti, da quella anagrafica a quella regionale, da quella culinaria a quella musicale, è stata utilizzata quasi immediatamente come una risorsa a cui attingere per varcare i propri abituali confini e uscire dalla propria zona di comfort. La presenza del Capo progetto, Fausto Merlo, della conduttrice del laboratorio teatrale, Valeria Ferrario, insieme a quella dell’equipè degli psicologi, Valeria Carriero e Vito Lamontanara, ha supportato e facilitato l’organizzazione e la gestione degli spazi e dei tempi individuali e di gruppo.

Sabato 6 luglio, il gruppo si è incontrato per la prima volta presso la Domus Ecclasiae, luogo che ci ha ospitati durante il soggiorno. Mentre alcuni dei ragazzi avevano partecipato a precedenti progetti dell’Associazione, per altri è stata la prima esperienza di questo tipo, e, come spesso accade, i primi momenti sono caratterizzati da emozioni contrastanti.

Le giornate sono state ricche di attività, escursioni, momenti di svago e riposo. In particolare, sono state organizzate e preparate personalmente dal nostro capo progetto, l’impeccabile Fausto, gite “su misura” per gli interessi e le necessità di tutti. Abbiamo esplorato il Monte Alago, passeggiando lungo i suoi dolci sentieri ricchi di sorprese e riposando sui suoi prati. Una gita ad Assisi ci ha dato la possibilità di conoscere i luoghi e le storie di San Francesco e Santa Chiara. Per due mattinate, il gruppo ha trascorso del tempo in piscina, dove i ragazzi si sono potuti divertire insieme tra tuffi dallo scivolo, gioco con la palla e chiacchiere sui lettini.

Ad eccezione della gita ad Assisi, che ha impegnato un’intera giornata, i pomeriggi sono stati dedicati al laboratorio di teatro. La nostra conduttrice, supportata dagli psicologi, ha guidato i partecipanti nella costruzione e rappresentazione di una storia partendo da un racconto individuale che ciascuno ha messo a punto e successivamente raccontato. Come un sapiente sarto, Valeria Ferrario ha cucito addosso a ciascun ragazzo un personaggio da conoscere, arricchire e rappresentare durante lo spettacolo finale, svoltosi l’ultima sera. Per aiutarli a gestire le proprie emozioni e per favorire il contatto e la consapevolezza del proprio corpo, durante ogni laboratorio era prevista una sessione di riscaldamento e respirazione guidata. La sera dello spettacolo finale è stato un momento ricco di emozione per tutti: i ragazzi hanno dato il meglio di sé e usato tutti gli elementi appresi durante i giorni precedenti, dando vita ad una allegra e stravagante cucina di un famoso ristorante, in procinto di ricevere l’attesissima e bramatissima stella Michelin!

Prima, durante e dopo i pasti, dalle colazioni alle cene svolti nella Domus Ecclasiae, i ragazzi hanno provveduto autonomamente, a turno, ad apparecchiare, sparecchiare e servire a tavola i loro compagni. Sono state ulteriori occasioni per vedere alla prova sia le capacità organizzative e pratiche che il volontario e reciproco sostegno che ognuno ha fornito all’altro.

Le serate della vacanza sono state dedicate a momenti di svago e socializzazione, con musica, chiacchiere, e karaoke, oltre ad alcune passeggiate by night dentro Nocera Umbra.

Alla fine della vacanza è stato difficile riuscire a salutarsi e separarsi dopo aver costruito o rinsaldato nuove e vecchie amicizie. Abbiamo sperimentato le possibilità trasformative del teatro e del raccontarsi in forme diverse e rinnovate come motore emotivo dell’incontro con gli altri.

Grazie a tutti voi per la voglia e il desiderio di mettervi sempre in gioco, grazie per l’energia e le emozioni che ci avete regalato nella maniera più spontanea e pura.

A presto…

Valeria Carriero
Vito Lamontanara

 

Il laboratorio teatrale
DNA da ATTORI

Quando è nata Chiara, se pure fra 1000 difficoltà e cedimenti, avevo intuito che quella sarebbe stata una lezione, un’opportunità per imparare a fare altre cose e conoscermi più a fondo.

Faccio teatro da quando avevo 9 anni e fu proprio il teatro a salvarmi in quelle lunghissime giornate di ospedale, di file, di pareri medici senza certezze.

Con la disciplina e gli esercizi appresi dei miei maestri sono riuscita a proteggermi da una sicura depressione, che soprattutto durante le degenze, vedevo prendere le altre mamme… La mancanza per la cura del sé, tute e pigiami come fossero loro le malate…ritmi di sonno e veglia malsani, aria viziata e televisioni a tutto volume…Mi attaccai a quella disciplina, fatta di ritmi ed esercizi, silenzi e concentrazione come ad un’ancora di salvezza e riuscii addirittura a scrivere due spettacoli fra le pareti asettiche e le luci al neon della Cardiologia di Bergamo .

Questo fu anche il motore che mi spinse sempre a cercare, a chiedere senza arrendermi, quale fosse la patologia di mia figlia … non avevamo neppure un nome… finché non incontrai la dottoressa Digilio e pochi altri genitori, con cui fu presa la decisione di iniziare a tenersi per mano e condividere la solitudine della condizione di malati rari…

A quel drappello di pochi genitori sognatori, fiduciosi perché troppo sfiduciati, che sognarono ma soprattutto realizzarono con vero dono di sé le fondamenta di questa impresa, che è AIdel22, dobbiamo l’associazione com’ è oggi, una casa davvero immensa e capace di accogliere le famiglie e sostenere la ricerca. Grazie all’Associazione e alla pratica di quei primi 10 anni ho imparato moltissime altre cose che mi sono state molto utili, visto paesi e incontrate persone che non avrei mai avuto la chances di conoscere. Molti dei genitori sono diventati una parte imprescindibile della mia vita, Amici che magari non vedo sempre, ma che so che ci sono e che ci seguiamo l’un l’altro con attenzione.

Ed è quindi con estrema gioia e molta emozione che ho accettato l’invito di Giulietta a tenere un corso di teatro pensato proprio per i nostri ragazzi.

Da subito ho voluto affrontarlo nel modo più professionale possibile: ho dovuto lasciare a casa mia figlia Chiara che avrebbe potuto dare a questa esperienza un altro segno.

Conoscevo qualcuno dei ragazzi da piccolo, ma ora erano adulti e altri non li avevo proprio mai incontrati.  Subito mi sono dovuta confrontare con chi li segue da anni come se non sapessi nulla di loro, riscoprendoli da un altro punto di vista, quello dei medici, dei terapeuti. Che non hanno la nostra quotidiana frequentazione.  Che giustamente leggono in altra maniera un comportamento da quello che farebbe una mamma o un papà, portati forse sempre a proteggere e giustificare a volte anche in maniera esagerata questi ragazzi perché “speciali”.

Ma del resto il Mondo là fuori non fa sconti.

Con queste informazioni specialistiche e con l’esperienza della mia storia di madre, cercavo di capire quali percorsi sarebbero stati corretti e quali modalità mettere in atto per trasmettere la mia idea teatrale ad un gruppo di ragazzi, senza risultare troppo difficile, noiosa o pretendere troppo da loro. Soprattutto mi preoccupava come coinvolgerli. Anzi far loro capire che questo è uno strumento davvero utile per far fronte alle difficoltà quotidiane.

Mi sono così messa in viaggio per l’Umbria, carica dei mille oggetti raccolti per costumi e scenografia: i cappelli di carta fatti a mano dalla mia cara Paola Soifer e grembiuli, mestoli e pentole messi a disposizione con generosità da molte amiche fra cui Michela di Beteavon, dell’Associazione Cuochi di Milano e Lombardia e tutti i miei pensieri, che vi assicuro sono un bel fardello, ma subito appena arrivata ogni dubbio è stato dissipato.

A parte la location di una bellezza mozzafiato, i ragazzi mi hanno subito accolto con molto affetto ed entusiasmo per questa nuova avventura.

Hanno lavorato come dei veri professionisti, mettendosi alla prova e giocando con tutto quello che gli ho proposto, anzi di più: mi hanno dato loro delle idee, devo dire anche molto emozionanti e funzionali allo spettacolo, facendomi capire che avevano perfettamente “mangiato e digerito” quanto avevo raccontato loro.

Vi premetto che nemmeno dei professionisti navigati sarebbero stati in grado di fare il lavoro, ovvero mettere in scena una sequenza di storie memorizzandole, come hanno fatto i nostri eroi in così pochi giorni.  E aggiungo con assoluta Verità.

Io stessa ero emozionatissima, felice e assolutamente mi riconfermavo che dando loro gli strumenti, la fiducia e facendoli sentire trattati come gli altri, sono ragazzi in grado di dare tantissimo.

Ognuno di loro ha approfittato di questo tempo e spazio per misurarsi con se stesso e col gruppo, affidandosi e gettandosi nell’ ignoto, sapendo che noi eravamo lì per qualsiasi evenienza e che nessuno si sarebbe fatto male.

A questo proposito ringrazio Fausto Merlo, responsabile del progetto e genitore a sua volta, e gli psicologi Valeria e Vito, che si sono messi a disposizione totalmente e mi hanno supportato in ogni istante.

Ho notato anche che a differenza degli altri gruppi con cui lavoro di solito, i ragazzi di AIDEL22 sono stati magnifici anche sotto il punto di vista umano: tutti si preoccupavano di tutti, la gentilezza e l’educazione sono state le compagne dei nostri giorni e non si è mai verificato il caso che uno di loro diventasse il capro espiatorio né un altro il leader, come spesso avviene nei gruppi di grandi e piccini con cui ho avuto esperienza di lavorare.

E questa è una cosa davvero prodigiosa.

Il prodotto di questi giorni di lavoro su se stessi, oltre ai filmati che avrete occasione di vedere, sono le testimonianze che molti di loro mi hanno scritto anche dopo il campus, di come con gli esercizi abbiano imparato a controllare l’ansia e i racconti che vi hanno sicuramente riportato. Molti di voi hanno scritto per ringraziare. Ringrazio io voi del meraviglioso lavoro che avete fatto con questi figlioli. Sono felicissima di aver accettato e di aver ricevuto così tanto da loro.

Davvero un’esperienza magnifica che spero di poter ripetere.

Valeria Ferrario

 

Vacanza per famiglie con bambini

29 giugno – 6 luglio